Non autosufficienza? Puntare su residenzialità e assistenza domiciliare

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FOSSATO DI VICO (PG), 28 luglio 2010 - Il Circolo Acli “Ora et Labora”, in collaborazione con le Acli della zona eugubino-gualdese e con il patrocinio del Comune di Fossato di Vico, ha organizzato un seminario informativo sul fenomeno, sempre più crescente, della non autosufficienza. L'incontro si è svolto nel tardo pomeriggio di mercoledì 28 luglio alla sala Consiliare del Municipio di Fossato ed è stato mirato a capire quale siano gli obiettivi a medio termine delle Regione Umbria ed a fornito, a tutti gli interessati, un’occasione di conoscenza tecnica e specifica della normativa regionale.

Al tavolo dei relatori hanno preso posto il Prof. Sante Pirami, dello staff di “Ora et Labora”, come coordinatore dei lavori, l’ Ing. Mauro Monacelli, Sindaco di Fossato di Vico, il Dott. Mauro Soli, esperto in materia e consulente della Regione Umbria per il nuovo progetto sulla non autosufficienza, e il Dott. Aviano Rossi, vicepresidente della Provincia di Perugia.

L'iniziativa è la prima del genere a svolgersi in Umbria. Un contributo non solo alle famiglie, ma anche alle istituzioni pubbliche e private del territorio. Tra gli altri, infatti, erano presenti anche Fausto Cambiotti, direttore dell'EASP (Ente di Assistenza e Servizi alla Persona) di Gualdo Tadino, Anna Burzacca, per la casa di riposo “Ridolfi Bizzarri” di Fossato di Vico, Matteo Galasso per  l’ Asl di Gubbio, ed altri rappresentanti delle Case di riposo del territorio. Tra il pubblico anche gli assessori comunali Daniela Baldelli, Luigina Mirabassi ed Ermenegildo Fabrizi nonchè il direttore della pastorale sociale e del lavoro di Assisi don Raniero Menghini.

Il seminario, tra l'altro, è stato particolarmente tempestivo in quanto, appena una settimana prima, è stato presentato a Roma il “Rapporto 2010 sulla non autosufficienza in Italia” dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali

 

 

 

Maurizio Sacconi e da quello della salute Ferruccio Fazio. Il Rapporto fotografa il fenomeno della non autosufficienza e delle politiche poste in essere in Italia e nel resto dei Paesi europei, al fine di migliorare l’assistenza e la presa in carico delle persone non autosufficienti.

 

 

Gli interventi.

A fare gli onori di casa è stato l’ Ing. Mauro Monacelli, sindaco di Fossato di Vico, che, reduce con gli altri sindaci dell'Alta Umbria dall'approvazione del piano attuativo 2009-2011 del PRINA (Programma Regionale Integrato per la Non Autosufficienza), ha subito introdotto lo spinoso argomento delle risorse: “Ringrazio l'Acli per un'iniziativa su un tema così attuale. Il mio vuole essere un saluto positivo al dibattito, ma non privo di perplessità di fronte alla 'doppia velocità' che noto: da una parte abbiamo un mondo che va, nel quale si osserva un forte aumento del senso civico di fronte a tematiche del genere, e dall'altra un forte rallentamento nelle risorse a disposizione, che danno anche un senso di frustrazione agli amministratori che si trovano ad approvare nuove normative”.

Quindi ha preso la parola il Prof. Sante Pirami di “Ora et Labora”, che, come introduzione, ha inquadrato alcune criticità regionali: “L'Umbria è riuscita a diminuire le ospedalizzazioni per i casi acuti, ma non aumentando né posti residenziali né assistenza domiciliare. Negli anni scorsi una buona parte dei fondi ha puntato esclusivamente a delegare la non autosufficienza alle famiglie, non andando a creare quelle strutture residenziali e quei servizi di assistenza che sarebbero necessari. Questa è una politica da rivedere”.

A seguire, l'intervento “centrale”, quello del Dott.  Mauro Soli, esperto in materia al quale la Regione Umbria ha dato incarico di studiare proprio il nuovo progetto sulla non autosufficienza. Attraverso una serie di diapositive, Soli ha spiegato come “da un sistema sviluppatosi per 'compartimenti stagni', con, da una parte gli enti locali e dall'altra gli enti e le strutture sanitarie”, il servizio, “da scarsamente integrato”, ha preso la via di un'integrazione tra programmazione sociale e sanitaria, da trasformare poi in servizio. Il processo è in atto dal 2007 grazie a tutta una serie di norme. Uno dei cambiamenti più significativi, secondo l'esperto, sarebbe “l'istituzione del fondo unico per la non autosufficienza, dove confluiscono

 

 

 

 

le varie risorse (statali, regionali, comunali e sanitarie)”. Un'altra novità, che riguarda il nuovo modello organizzativo, sta ad esempio nella creazione “di unità

 

multidisciplinari, quindi formate da professionisti sia sanitari che del sociale”. Nuovi sistemi sono previsti anche per “la valutazione del soggetto e la sua presa in carico: da un sistema a cui si rispondeva a prestazione, si andrà a formarne uno che si basa sul bisogno della persona, che da utente diventa cittadino”. Infine, l'Umbria potenzierebbe anche la residenzialità, la semiresidenzialità e la domiciliarità per anziani. In tutto il territorio regionale, nel triennio 2009-2011, i posti di residenzialità dovrebbero quasi raddoppiare (2280 contro i 1200 del triennio 2003-2005); la semiresidenzialità avrà a disposizione 315 posti (20 strutture) per anziani con alzheimer e 240 (12 strutture) per soggetti autistici; la domiciliarità, infine, prevede un tasso di 60 per 1000 sull'intera popolazione di anziani per quanto concerne le cure domiciliari e di 5 per 1000 per l'assistenza domiciliare, per un totale di un tasso del 65 per 1000.

 

Due le reazioni principali all'esposizione di Soli. La prima è di Fausto Cambiotti, direttore dell'EASP (Ente di Assistenza e Servizi alla Persona) di Gualdo Tadino: “Apprezzo il tentativo di riorganizzazione da parte della Regione, caratterizzato dalla volontà di integrare l'aspetto sanitario con quello sociale, ma sono convinto che le risorse non risulteranno mai sufficienti. Inoltre, credo che sì, si parla di fondo unico,

ma saranno i Comuni che alla fine si accolleranno i costi in maniera maggiore, anche perché continuano a mancare sempre più i fondi che arrivano dall'alto”.

A seguire le parole di Giammario Gubbiotti, ex funzionario dell'Asl di Perugia: “Al sistema sanitario umbro contesto tutto, anche il fatto di aver portato al disastro della specialistica mischiata all'ospedaliera. Servono meno burocrazia (i medici ne sono oberati e si dedicano alle diagnosi sempre meno, inoltre andrebbe eliminato tutto il sistema delle prenotazioni), card elettroniche (con la 'storia' dei pazienti, che vanno responsabilizzati, come del resto i sanitari), e soprattutto l'introduzione della liberalizzazione, che, ad esempio, permetta al cittadino di poter scegliere dove usufruire delle prestazioni a lui necessarie”.

 

 

 

 

 

A chiudere i lavori i dati e le riflessioni del Dott. Aviano Rossi, vicepresidente della Provincia di Perugia: “In futuro dovremo sempre più fare i conti con la non autosufficienza. Il modello del welfare, a livello sanitario, va ridisegnato. Nel 2025 una famiglia su quattro sarà mono-componente e spesso si tratterà di un anziano. Simile discorso nel caso di due componenti. Quindi la risposta a una non autosufficienza non può arrivare da un componente della famiglia. Qui si gioca la sostenibilità del sistema. Solo il 5% dei malati necessita una risposta per acuti,

 

mentre il 95% non ha bisogno di una stabilizzazione immediata. Con una situazione del genere, perché si spende il 60-70% dei fondi sanitari in ospedale? È fondamentale ripensare l'offerta dei servizi sanitari. In quel 60-70% è possibile ritrovare le risorse, riqualificandole. Da parte nostra, la proposta è dare maggiore importanza e incentivare la residenzialità, la 'terza dimensione' in un sistema che oggi è tutto ospedale-territorio e territorio-ospedale. Si dovrebbe cominciare dai centri diurni, che, in famiglie di lavoratori, salvaguardano i non autosufficienti all'interno del nucleo familiare stesso, permettendogli di essere presenti a casa la sera, la notte e nei weekend”.

 

 

Gianluca

Staff Ora et Labora